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Calcio…una passione italiana in viaggio per l’Europa

La ricerca di italiani emigranti sta portando i suoi frutti e tra coloro che stanno contribuendo al questionario a volte c’è qualcuno che desidera raccontare la sua storia, soprattutto quando è una storia di passione. Tra coloro che emigrano sto riscontrando che molti sono mossi da forti passioni, alcuni ne hanno fatto un lavoro vivendo all’estero, altri le portano avanti con entusiasmo e voglia di coinvolgere quante più persone possibile per stare insieme, per creare qualcosa di bello, per inseguire un sogno. E’ il caso di Karlos, marchigiano d’origine, ma viaggiatore nell’anima con una grande passione per il calcio che ha tramutato in qualcosa di più…ma questa storia, come sempre, voglio farvela raccontare a parole sue e se siete interessati non esitate a chiamarlo, l’unione fa la forza!

Ciao, mi chiamo Carlo ma per tutti ormai sono Karlos Facocerinho, e sono qua per raccontarvi come due passioni sono diventate un progetto: i Dronken Piraten futsal club.

Nato e cresciuto nelle Marche (regione del centro Italia) all’età di 17 anni, dopo aver cambiato diverse città in Italia, ho deciso di vedere un pò il Mondo, Venezuela, Olanda, Spagna, Francia ed infine,dopo un periodo a casa, Belgio, dove risiedo tutt’ora.

Il perchè di questa scelta è stato dettato un po’ dalla voglia di conoscere nuove culture e nuovi luoghi ed un po’ dal fatto che nell’ultimo periodo a casa ho trovato solo lavoro in nero e sottopagato (3.50€ l’ora). 
Ho scelto il Belgio per ricominciare dato che già i miei nonni intrapresero questo viaggio ed io sto umilmente cercando di ripercorrere il loro percorso, nessun confronto nè con la loro vita, nè con il loro lavoro. Al momento sto cercando un impiego e frequentando un corso per diventare soccorritore con la Croce Rossa.

I D.P. (abbreviazione di Dronken Piraten) sono nati in un pomeriggio del giugno 2009, per sostituireuna squadra ad un torneo internazionale nel paese di Morrovalle.
La squadra nata per gioco, nel post torneo si è fermata, ma l’idea e la passione no, difatti nel 2014 c’è stata una svolta epocale: trovandomi in Belgio, senza amici e con pochi contatti, casualmente mi sono imbattuto in un evento su Facebook che parlava di un torneo internazionale ad Hasselt in Belgio.
Deciso a partecipare sia per passione sia per conoscere nuove persone, ho iniziato a scrivere sui vari gruppi di italiani all’estero facendomi promotore di questo evento per costituire una squadra formata da italiani emigrati.

Ho contattato colui che mi ha aiutato a creare i D.P. e con lui abbiamo deciso di portare ancora una volta il nome e la squadra in un torneo.
Fino ad oggi la squadra ha partecipato a 12 tornei tra Italia, Belgio ed Olanda e due amichevoli una in
Belgio a Leuven ed una in Italia ad Ascoli, contro una squadra femminile, perché uno dei punti fermi
di questo progetto è la lotta contro ogni forma di razzismo e/o discriminazione.

All’inizio di ogni torneo, contatto chiunque possa essere interessato chiedendo, tramite i social e
whatsupp, le loro disponibilità; non nego che ci sono delle difficoltà nel reperire il numero sufficiente
di giocatori per partecipare.

Non organizziamo tornei nostri, ma siamo sempre felici se qualcuno vuole partecipare anche se non come giocatore, infatti talvolta abbiamo uno staff, inoltre speriamo sempre che grazie alla pubblicità che cerchiamo di fare sulla nostra pagina, qualche italiano o italiana venga a vedere il torneo e a stare in nostra compagnia.

I tornei solitamente hanno la durata di una giornata e spesso sono stancanti a livello fisico, sia per via del viaggio che delle partite, ma questo non ferma la passione dei nostri giocatori e di chi ci supporta.

Ultimamente stiamo ricevendo molti inviti a diversi tornei anche in nazioni per ora a noi inesplorate, come Germania, Francia, Svizzera ed Austria, dal canto nostro cercheremo di espandere i nostri confini sportivi cercando di andare a giocare anche in questi posti  il prima possibile. Purtroppo non è semplice come sembra, dato che i miei compagni in primis sono persone con famiglie o lavoro e dunque i viaggi a lungo raggio potrebbero risultare impossibili per molti di loro.

Proprio da questa impossibilità per alcuni è nata un’idea: di creare un’associazione che possa permettere a 10 ragazzi italiani di venire in Belgio per un anno sportivo che comprende campionato e tornei in giro per l’Europa.
L’idea è molto complessa e non facile da realizzare, servirebbero persone con la mia stessa passione interessate a donare tempo e sudore a questo progetto, oltre che persone competenti in ambito di progetti europei, legislazioni e protocolli.

Altre idee legate alla squadra sono:

  • La realizzazione di un video/documentario e di un cortometraggio sui D.P.
  • Il coinvolgimento di una squadra femminile con cui partecipare almeno ad un torneo.

Questa squadra mi ha portato ad avere molte collaborazioni e molti contatti, una su tutte quella con l’associazione Balon Mundial, con cui ho avuto il piacere di parlare per l’organizzazione di un torneo che forse riusciremo a realizzare, solo il tempo lo dirà.

Concludo ringraziando Mikaela per avermi permesso di parlare della squadra e del progetto e dicendo che chiunque voglia seguirci è libero di farlo su Facebook al link:

CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK DRONKEN PIRATEN FUTSAL

 

 

Una piccola nota a margine, per chi non lo sapesse può scoprire qui cosa sia il Futsal e come nasce, sicuramente lo conoscete meglio come Calcio a 5.

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Un cuore con ali e radici: la storia di Giovanna

Il primo post di questo blog in divenire, che scriverete soprattutto voi, è di Giovanna, una pugliese dal cuore nomade e grande che vive in Olanda e ha deciso di raccontarmi la sua storia.

Ve la racconterò attraverso le sue parole, il suo blog, il diario di chi ha le ali e ha bisogno di volare, ma che ha le radici piantate a terra e ci racconta com’è andare via, perché andare via e la vita altrove, la vita di una giovane emigrante italiana.

Eh niente, mi è stato chiesto di raccontare la mia storia e non vi nascondo l’emozione che provo in questo momento. Non è mai facile parlare di se, almeno non lo è per me e per questo motivo ci ho impiegato una vita a scrivere quest’articolo.
La mia non è molto diversa dalla storia di tanti altri “Italian expat” di questo sciagurato periodo storico, ma forse una differenza c’è, io la voglia di lasciare l’Italia l’ho sempre avuta e sapevo che prima o poi questa mia anima nomade avrebbe assunto il controllo dei miei passi.
Dunque la mia storia inizia in una cittadina del sud Italia, Barletta, un paese prevalentemente agricolo della Puglia con il grande privilegio di una costa che si affaccia sul mar adriatico, privilegio sfruttato malissimo, ma terra ricca di storia e tradizioni folcloristiche radicate. 
La mia passione per i viaggi l’ho ereditata dai miei genitori, con loro fin da piccola non perdevamo occasione di andar su e giù per l’Italia, e più viaggiavamo più cresceva in me la voglia di spingermi oltre, di superare il confine, la mia curiosità cresceva e con se la lista dei luoghi dove sarei voluta andare.
A 25 anni mi sono laureata in infermieristica in un paese in cui tutti urlavano alla crisi ma nessuno muoveva un dito per affrontarla, con il mio ragazzo siamo partiti per una vacanza in Olanda, il mio primo viaggio all’estero, credo che sia stato qui, in questo preciso periodo della mia vita che qualcosa sia cambiato… Ad Amsterdam mi si è materializzata d’avanti agli occhi una realtà di cui avevo solo letto sui miei numerosissimi libri, città a misura d’uomo, mezzi di trasporto pubblico efficientissimi, piste ciclabili continuative che permettono di muoversi in bici da un paese all’altro senza rischiare la pelle (nel mio paese è un utopia anche solo attraversare la città in bici, il traffico e la confusione regnano sovrani) e la lista potrebbe durare ancora molto, ma  soprattutto ho visto veri studi infermieristici con ambulatori attrezzatissimi e questo mi ha davvero illuminata, così sono tornata in patria con un progetto, un sogno da realizzare, “il primo ambulatorio infermieristico della mia zona”.
Con la mia collega, nonché amica, abbiamo unito le forze e fondato la nostra società, l’obbiettivo era una struttura fisica dove il paziente potesse rivolgersi per ogni esigenza, dall’educazione sanitaria ad ogni tipo di assistenza infermieristica, un progetto mirato al supporto della sanità pubblica carente in detto settore e con le assunzioni bloccate da anni; abbiamo realizzato questo sogno da sole, un bel sogno durato un anno, prima di capire realmente che la prima cosa che bisogna cambiare in Italia è la mentalità, dunque abbiamo chiuso la nostra attività, nello stesso periodo anche il mio ragazzo che mandava avanti l’azienda di famiglia ha chiuso i battenti. 
A questo punto il nostro unico desiderio era lasciare l’Italia, il nostro paese e i nostri affetti per cercare di realizzare altrove la nostra felicità. Inizialmente abbiamo preso in considerazione diversi paesi, ma il primo amore non si scorda e così la scelta giusta è stata l’Olanda, a Den Haag, siamo stati accolti e catturati dall’ammaliante bellezza di Scheveningen, passeggiato lungo la costa del mar del nord, in pochi passi burocratici anche i documenti erano in ordine e con tanta fortuna abbiamo trovato la nostra prima casa qui in Olanda, la prima di una lunga serie, perché in Olanda trovare una soluzione abitativa stabile (almeno all’inizio) non è semplicissimo, noi abbiamo fatto cinque traslochi in cinque mesi, e ora siamo a Kwintsheul un affascinante paesino poco fuori Den Haag.
Com’è vivere all’estero? beh sicuramente la partenza non è semplicissima, soprattutto se si parte senza la certezza di un lavoro, ma fuori dall’Italia conosci la vita vera, nessuno ti regala nulla come è giusto che sia e nessuno ti passa d’avanti grazie a qualche raccomandazione. Inizialmente i sacrifici sono tanti, bisogna avere la voglia di reinventarsi, per esempio io non svolgo la mia professione qui (per via della lingua) però lavoro in maniera serena e studio olandese perché è molto importante per la carriera conoscerlo bene, ma una volta ingranata la marcia tutto fila liscio, l’importante è rispettare la cultura del paese ospitante, non si vive bene in nessun luogo se si pretende di portare il pensiero Italiano in un altro paese.
Cosa mi ha insegnato questa esperienza? Bè il più grande insegnamento che questo paese e i suoi abitanti mi hanno trasmesso è sicuramente la calma, io sono di natura una persona nervosa e impaziente, qui ho imparato che la calma e il tempo possiedono un valore inestimabile, gli olandesi vivono meglio, cavalcando la filosofia del relax, quando si è sereni con gli altri e con l’ambiente tutto funziona alla perfezione.
Si spesso mi chiedono quando tornerò in Italia, ma non è la mia massima aspirazione ora, piuttosto mi mancano i miei cari, spero di poterli presto ospitare e mostrare loro i luoghi che vivo, ma i miei obiettivi ora sono altri, proseguire gli studi di specializzazione qui, imparare bene l’olandese, creare la mia carriera e ovviamente continuare a viaggiare, tutto ciò che verrà di diverso sarà come sempre un dono. 

Giovani italiani emigranti su Radio Stonata

La mia inchiesta é cominciata da circa una settimana,  un’inchiesta richiede un periodo di preparazione,  di programmazione,  uno di raccolta di dati,  informazioni,  notizie,  uno di contatto con istituzioni e simili e poi di contatto con le fonti dirette,  dopodiché si comincia. Bene avrei davvero voluto fare tutto in modo accademico,  ma dopo solo pochi giorni mi sono trovata nell’occhio del ciclone,  ho avuto molti contatti,  mi sono entusiasmata,  ho inviato mail (precorrendo tutti i tempi)  e cosi stasera saro’ ospitata da Radio Stonata,  una web radio molto grande che potete ascoltare qui   http://listen.radionomy.com/radio-stonata.m3u che ogni lunedi dedica un’ora dalle 19 alle 20 agli italiani nel mondo.
Il tema di questa sera sono le domande che gli emigranti  sono stufi di sentirsi rivolgere,  da qui ci saranno diversi interventi e spunti che ci aiuteranno a guardare le cose da un’altra prospettiva.  Si,  perché di certo la nostra di prospettiva é condizionata da pregiudizi,  luoghi comuni e convinzioni riguardanti sia l’Italia che il fenomeno emigrazione,  che i posto ALTRI a cui gli emigranti approdano.  Quale modo migliore di scegliere le domande da fare facendosi consigliare dai nostri interlocutori.

Per saperne di più seguiteci stasera dalle 19 qui Radiostonata e visitate il sito www.radiostonata.com per sapere come partecipare.

A stasera guys!!!

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